Finzioni: specchio d’inchiostro

Finzioni (Tutte le opere, Mondadori, 1985) è un intricato dedalo di parole: è la sublime creazione di un rigoroso demiurgo-scacchista. Entrare nell’universo letterario di Jorge Luis Borges equivale a scrutare dentro uno specchio d’inchiostro:

Subito tracciai un quadro magico nella mano destra di Yaqub. Gli chiesi di porgermene il cavo e gli versai un cerchio d’inchiostro nel mezzo. Gli chiesi se vedeva con chiarezza la sua immagine nel cerchio e lui rispose di sì. Gli dissi di non alzare gli occhi. Aggiunsi il benzoino e il coriandolo, e bruciai le invocazioni nel braciere. Gli chiesi di dirmi cosa voleva vedere. (…) Ed egli mi chiedeva ed io gli mostravo tutte le apparenze del mondo. (Eccetera, Storia universale dell’infamia)

Queste righe, tratte da un’altra raccolta di racconti (o meglio, di invenzioni letterarie) dello scrittore argentino, si prestano a descrivere l’esperienza di lettura di Finzioni: i lettori, chini su un libro-specchio, intravvedono sia la loro immagine sia molteplici, mesmerici ed illusori riflessi. Dall’inchiostro sorgono, l’una dopo l’altra, fantastiche apparizioni: romanzi immaginari, che ci rivelano qualcosa sul più affascinante dei verbi, leggere, e dedali che sfidano il nostro intelletto.

La bussola: come orientarsi tra le pagine-corridoi di Borges

jorge luis borges

Gli specchi e i labirinti sono pericolosi: si rischia di smarrirsi dentro di loro, di continuare a errare in mezzo a strade d’inchiostro, alla ricerca di un significato sfuggente. L’introduzione di Domenico Porzio viene in aiuto ai lettori in cerca di una bussola per orientarsi nelle labirintiche creazioni dello scrittore argentino. Iniziamo dal principio, dalle magie parziali che rendono così affascinanti le invenzioni borgesiane:

L’inevitabile ribaltamento (…) nella irrealtà di ogni manifestazione del reale. Il meditato e risentito stupore (…) dinnanzi all’insondabile destino dell’uomo e al mistero della creazione. (…) L’applicazione coinvolgente della tecnica della narrativa poliziesca per diramate e sorprendenti indagini speculative. Il dono e la conquista di una scrittura di ironico nitore e di classica semplicità. Una letteratura che è specchio implacabile e non rassegnato della nostra angoscia, della nostra crisi di identità, pur eludendo il tragico quotidiano.

Al centro dei dedali d’inchiostro di Borges c’è sempre la parola. Il libro è un oggetto di culto, un simbolo dell’intero universo, che acquisisce valore solo attraverso l’atto della lettura. Il lettore, quindi, non è altro dall’autore: se le circostanze fossero diverse, potrebbe essere lui l’artefice dell’intrico in cui è rimasto intrappolato.

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Le storie raccolte in Finzioni, così come tutti i racconti-parabole borgesiani, si fondano su un numero limitato di simboli: il labirinto, la biblioteca, le rovine circolari, gli specchi, le tigri. Prima di addentrarci tra le pagine-corridoi dell’opera, soffermiamoci ancora un attimo sul primo di questi emblemi:

Luogo dove caos e cosmos si riuniscono è il labirinto: luogo contraddittorio perché è una architettura che, insieme, protegge e incarcera chi lo abita. (…) Il labirinto si dilata in metafore molteplici: la biblioteca, che è l’universo, con i suoi infiniti e ripetitivi corridoi, è un labirinto. (…) Tra i simboli del caos e dell’infinito, Borges enumera anche (…) i labirinti del tempo e del pensiero, i labirinti dello spirito. (…) Ed il simbolo gli serve, infine, come metafora del destino umano, delle segrete leggi che governano l’universo, del misterioso accadimento artistico.

Una mappa parziale del dedalo

labirinto
Toni Pecoraro [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D
Come si può intuire dal titolo, Finzioni è un gioco letterario all’insegna dell’inganno. Ogni grande scrittore è un tessitore di sublimi menzogne, o, in questo caso, un architetto di immaginarie case del Minotauro.

Borges ci spinge a credere nell’esistenza di luoghi irreali e di libri mai esistiti: tre brani, più che dei racconti, sono dei veri e propri articoli brevi dedicati a libri immaginari (Tlön, Uqbar, Orbis Tertius; Esame dell’opera di Herbert Quain; L’accostamento ad Almotasin). La prima storia, incentrata su un paese fittizio, ci confonde con una teoria di riflessi illusori e di duplicazioni:

Non è infrequente, nelle regioni più antiche di Tlön, la duplicazione degli oggetti perduti. Due persone cercano una matita; la prima la trova, e non dice nulla; la seconda trova una seconda matita, non meno reale (…) Questi oggetti secondari si chiamano hrönir (…).

Questi riflessi assumono una connotazione sinistra, se vengono osservati alla luce dei versi che Borges ha dedicato agli specchi, oggetti ricorrenti nelle sue opere: Fanno più vasto il vano mondo incerto in un’allucinante ragnatela (L’artefice). Il regno di Tlön non è altro che un intrigo di specchi: un labirinto ordito dagli uomini, destinato a esser decifrato dagli uomini.

L’immagine del dedalo ritorna anche ne L’esame dell’opera di Herbert Quain, un “articolo” in cui viene esaminata un’opera composta da una selva di ramificazioni, e ne L’accostamento ad Almotasim, un circolare gioco di specchi mobili.

borges

Passiamo dai libri immaginari a due finzioni incentrate sul misterioso accadimento artistico. Pierre Menard, autore del “Chisciotte”, storia di un’impossibile re-ideazione del capolavoro di Cervantes, ci invita a riflettere sull’arte incerta della lettura. Invece, nel gioco letterario Le rovine circolari si scopre che un sognatore e creatore di uomini immaginari è a sua volta una creatura irreale, il sogno di altro demiurgo.

Simili rovesciamenti e sdoppiamenti non sono infrequenti tra le pagine-corridoi di Borges. Lo scrittore incrina ogni nostra certezza: il tradito è in realtà il traditore o viceversa (La forma della spada, Tema del traditore e dell’eroe); il tempo è un inganno (Il miracolo segreto); il ricercatore è il ricercato (L’accostamento ad Almotasim, La morte e la bussola).

L’intricato universo borgesiano, regno di illusioni e di incertezze, ci appare come un infinito gioco d’azzardo (La lotteria di Babilonia) o come una sterminata e labirintica collezione di libri:

La biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’ordine).

biblioteca giph

Di pagina in pagina, lo scrittore-scacchista conduce la sorte dei personaggi e con rigore adamantino/governa il loro arbitrio di prigioni (L’artefice). Il protagonista de Il giardino dei sentieri che si biforcano si ritrova alle prese con un libro caotico, con un una serie di ramificazioni alternative che abbracciano il passato e l’avvenire. Dalle infinite biforcazioni si passa poi a una singola linea retta: ne La morte e la bussola, un racconto poliziesco-speculativo, il labirinto si trasforma in un’invisibile, incessante, linea, quella del destino.

Vale la pena di smarrirsi in questi metaforici specchi d’inchiostro: forse, di tanto in tanto, dovrete ritornare sui vostri passi, ma ripercorrendo la stessa strada scoprirete qualcosa di inaspettato e meraviglioso. Queste pagine-corridoi vi spingeranno a mettere in dubbio le vostre certezze e interrogarvi sulla vostra esistenza: la buona letteratura suscita sempre delle (scomode) domande. L’unica certezza in questa Babele di riflessi è quella dell’incanto della finzione.

Per approfondire:

L’Aleph

Il sogno e lo specchio: la scrittura simbolista di Jorge Luis Borges – Auralcrave

Gli archetipi – Rai Scuola

Borges (tag) – 900letterario

10 pensieri su “Finzioni: specchio d’inchiostro

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