Come un romanzo

I libri che parlano di libri hanno un fascino particolare. Come un romanzo di Daniel Pennac (Feltrinelli, 2000), testo di culto e oggetto di innumerevoli citazioni, ruota attorno a una domanda chiave: si può impedire che l’obbligo scolastico della lettura uccida il piacere di leggere? Quest’opera sembrerebbe indirizzata principalmente agli insegnanti e ai genitori, ma, in realtà, è una fucina di spunti di riflessione per ogni booklover.

Come un romanzo chiama direttamente in causa noi lettori: ci invita a riflettere sulla nostra lunga storia d’amore con l’inchiostro e a ripensare agli autori che ci hanno accompagnato durante gli anni. Le frasi più belle di questo testo sono state citate sino alla nausea (anche da me, lo ammetto), ma c’è un motivo: fanno vibrare le corde del cuore di ogni amante dei libri, spingendolo ad esclamare “allora non sono il solo a pensarla così!”

Mentre scorrevo queste pagine, mi sono interrotta più di una volta, non perché il libro fosse noioso, tutt’altro, ma perché sentivo il bisogno di prendere appunti e di confrontare le parole di Pennac con le mie esperienze. Vorrei soffermarmi in particolare su due punti: 1) il contrasto tra il dovere e il piacere di leggere 2) il celeberrimo decalogo dei diritti imprescindibili del lettore.

Perché è deleterio obbligare qualcuno a leggere

giph leggere

Nel primo capitolo, Nascita dell’alchimista, riscopriamo l’incanto del momento in cui, da bambini, abbiamo scoperto la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso (è difficile resistere alla tentazione di riportarvi lunghi brani del libro, che si rivelerebbero più efficaci di qualsiasi commento).

Il piacere di leggere per me non è stato immediato: non ho trovato subito la formula alchemica capace di trasformare della semplice carta e inchiostro in uno scrigno ricolmo di tesori. Forse, proprio quella difficoltà iniziale mi ha reso ancora più cara questa magia e ha impedito ai “testi consigliati” di privarmi della gioia di perdersi tra le righe. Invece, i ragazzi di cui ci parla Pennac rischiano di non aprire mai più un romanzo per colpa del dogma, dell’assoluta necessità di leggere che viene predicata nella scuole.

Qual è stato il vostro rapporto con le letture obbligatorie? Io le ho sempre detestate: da brava studentessa, ho macinato pagine su pagine, sino a trasformarle in una pappa collosa, insapore, da mandar giù per forza. Però, dopo il dovere veniva sempre il piacere: sul comodino mi aspettava il libro che avevo scelto di testa mia, poco importa che fosse o meno un classico, e che non vedevo l’ora di terminare.

Per mia fortuna, a differenza degli studenti descritti dal creatore dei Malaussène, non sono stata costretta sviscerare ogni romanzo, a metterlo sotto la lente d’ingrandimento per sfornare tesine su tesine. Almeno questa tortura mi è stata risparmiata, ma mi sono dovuta sciroppare compiti in classe infarciti di domande demenziali, che avevano ben poco a che fare con la vera essenza dei capolavori della letteratura.

giph lettura

Per riuscire a far amare la lettura ai ragazzi e per impedire che diventino un esercito di non lettori, bisognerebbe lasciarli liberi di scegliere, di decidere in autonomia cosa leggere. Sì, (permettetemi un rapido aggiornamento al testo) dovremmo persino permettergli di buttarsi a pesce sull’ultima fatica letteraria dell’influencer di turno. Ugh.

Pennac offre più di un saggio consiglio ai lettori, ma mi chiedo se i genitori e gli insegnanti abbiano ancora voglia di mettere in pratica i suoi suggerimenti e di lottare in nome delle belle lettere. In un mondo i cui i libri sono visti sempre più spesso come l’accessorio di noiosi “professoroni” o come una semplice merce di consumo, è sempre più difficile preservare e condividere l’incanto della lettura.

Che fare? Se riuscissimo a far venire voglia a qualcuno di leggere i nostri romanzi preferiti, avremmo compiuto un primo, importante, passo:

(…) quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona che subito ne parleremo. Forse perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.

Dovremmo riuscire a trasmettere la “malattia cronica della lettura”, a “contagiare” chi ci circonda, senza ricorrere a obblighi o costrizioni di sorta. Solo allora la sete di racconti, il desiderio di finzione che accomuna tutti gli esseri umani, potrebbe venire soddisfatto, non solo da serie tv e film, ma anche dai nostri amati e troppo spesso negletti libri. Solo allora tutti troverebbero il tempo per leggere, quel tempo rubato al tempo di vivere, che rende la nostra esistenza un po’ più luminosa.

Due parole sui diritti del lettore

i diritti del lettore secondo daniel pennac

Ognuno di noi può e deve fare appello a questi “dieci comandamenti”, specialmente a quello di saltare le pagine. Un booklover può sentirsi davvero felice solo quando la lettura diventa un atto libero e liberatorio, privo di qualsiasi senso di colpa.

Siamo liberi di leggere quello che vogliamo, dove vogliamo (famolo strano) e di rileggere a oltranza i nostri testi del cuore. Però, Pennac ci insegna che da una grande libertà deve derivare una grande tolleranza: dobbiamo riconoscere altrettanti diritti a tutti i lettori, specialmente ai ragazzi, e dobbiamo evitare di storcere il naso davanti ai non lettori.

Siamo nati per leggere, ma, purtroppo, una volta diventati adulti, non tutti si ricordano che il verbo vivere e il verbo leggere non si escludono a vicenda, anzi si completano l’uno con l’altro:

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui. Piccolissime, segrete connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminano la tragica assurdità della vita. Cosicché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere.

La parola ai lettori

Questo saggio (in realtà credo che sarebbe meglio non incasellarlo in nessun genere e definirlo come un omaggio alla letteratura) andrebbe letto ad alta voce, un piacere che secondo lo scrittore abbiamo perso, insieme a un gruppo di altri amanti dei libri. Bisognerebbe discutere di quasi ogni pagina e confrontarsi sul tema che più ci sta a cuore: il piacere di leggere. Lo spazio virtuale non ci consente un vero e proprio dialogo, ma ci permette un rapido scambio di battute: se ne avete voglia, fatemi sapere il vostro parere sul decalogo di Pennac e sulle sue idee.

Per approfondire

I libri: lenti che mettono a fuoco il mondo – Quarta Parete

15 pensieri su “Come un romanzo

  1. Una volta imparato a leggere, non ho mai smesso!😅 Leggere è sempre stato il mio passatempo di elezione (anche prima di imparare a leggere, non andavo a letto se qualcuno non mi leggeva quelle due o tre fiabe necessarie al buon sonno). Ricordo però come un’enorme seccatura la maggior parte delle letture obbligate per la scuola, non tanto perché non mi piacessero i libri imposti, ma per quei lavori che seguivano la lettura. Sopratutto alle elementari e alle medie, detestavo rispondere a quelle domande cretine (“cosa indossava X nel testo?”, “chi è il protagonista?”, “cosa fa Y dopo che è successo Z?”) che per me erano inventate da qualche sadico insegnante di letteratura, non vedevo altra spiegazione. Alle medie poi mi toccò una professoressa di lettere che amava particolarmente seviziarci con ogni tipo di tortura post-lettura: ritengo una prova del mio amore assoluto per la lettura il fatto di aver continuato imperterrita a leggere…

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    1. Non capirò mai il senso di certe domande scolastiche… Ammetto che a salvarmi è stata anche la mia insegnante di inglese: tanti buoni consigli letterari e mai una domanda sadica :).
      Sono davvero contenta che tu abbia continuato, imperterrita, a leggere e che tenga compagnia a noi blogger con le tue letture ;).

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      1. Ma davvero, vorrei conoscere chi cura le edizioni scolastiche dei romanzi che ci tocca leggere a scuola… magari c’è pure una logica dietro, solo che non sono mai riuscita ad afferarla🤷🏻‍♀️

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  2. L’amore per la lettura non si può imporre, deve venire naturalmente, come una esigenza personale, una curiosità. Credo che essere immersi in un ambiente che sollecita e stimola possa aiutare ad innescare l’interesse. Vedere genitori/fratelli/amici che leggono vale più dei diktact impositivi. L’aspetto scolastico secondo me è cosa diversa, perché la scuola deve in qualche modo insegnare a leggere, come insegna a studiare, a far di conto ecc. Magari senza arrivare agli eccessi, come giustamente riporta Baylee nel suo commento….

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    1. Ma anche secondo me la scuola dovrebbe insegnare a leggere, in modo che certe orrendezze ti piaceranno a quindici anni perché sei inesperta, ma non ti fregheranno a trenta, ecco. Però mi sembra che nella scuola siano ancora presenti troppi pregiudizi sulla lettura: se un’autere è statu fondamentale per la storia della letteratura, deve piacerti per forza, alcuni libri/generi non sono degni perché non sono Letteratura, la saggistica, anche quella più “sbarazzina”, viene completamente ignorata… Sono tutti pesi che affondano la voglia di leggere: non che chiunque debba leggere cento libri all’anno, ma magari se vi va più incontro ai gusti deu ragazzu si riesce a far nascere una bella passione. Io a volte penso seriamente di aver continuato a leggere nonostante la scuola (soprattutto elementari e medie, alle superiori sono stata più fortunata).

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      1. Verissimo. Che poi un conto è conoscere i grandi della letteratura, un altro è essere obbligati a leggere per forza le loro opere, invece di poter scegliere quali approfondire e quali no.
        Quanto alle edizioni scolastiche… lasciamo perdere ne ne salvano davvero poche così come nel caso delle antologie.
        Non ci resta che sperare nell’avvento di insegnati di larghe vedute. Non è bello dover continuare a leggere “nonostante la scuola” ;).

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  3. La voglia di leggere dipende da tanti fattori personali/familari/sociali e non è facile capire cosa possa stimolare qualcuno a leggere. Non ho mai nascosto che ritengo che ora viviamo in un periodo buio da questo punto di vista, ma non so neanche se esistano soluzioni. Mi viene da pensare che per quanto si possa agire bene sui livelli familiari (genitori che si mostrano amanti della lettura…) e sociali (scuola propositiva e non impositiva, società che valuta la cultura come qualcosa di importante….) alla fine moltissimo dipenda da quello personale. E lì, a parte suscitare un po’ di curiosità, non mi pare ci sia molto che si possa fare.

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    1. Sono più che d’accordo, purtroppo, sulla tua impressione di vivere in un’epoca buia per le lettere.
      Molto dipende dai singoli, ma bisognerebbe cercare almeno di stimolare i ragazzi. Credo che tanti non lettori siano solo dei lettori mancanti. Per esempio, se ami una serie ispirata a un romanzo, potrebbe/dovrebbe venirti la curiosità di aprirlo, no? Forse sono troppo ottimista.
      Grazie per aver condiviso la tua opinione.

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      1. Un esempio simile e successo a me con un mio amico. Abbiamo visto assieme “L’uomo bicentenario”, che è uno dei suoi film preferiti e poi l’ho spinto a parlare di Azimov, dicendogli che vorrei leggere la raccolta di racconti da cui è tratto il film. Be’, il mio amico – che ha finito massimo mezza dozzina di libri in vita sua – preso dall’entusiasmo ha letto tutto “Il ciclo delle fondazioni” (che è sempre di Azimov e consta di migliaia di pagine!).
        Ho voluto condividere questa facezia perché mi piace pensare che ci sia speranza per tutti.

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  4. Secondo me, la lettura obbligata è pericolosa, perché, se a volte ti permette di leggere classici che finiscono con il piacerti (nel mio caso, leggere Il ritratto di Dorian Gray e il Giulio Cesare di Shakespeare dietro obbligazione della mia prof di italiano fu un vero colpo di fortuna: entrambi i libri mi piacquero talmente tanto che ancora oggi sono tra i miei dieci libri preferiti), altre volte ti fa odiare libri che, in un’altra situazione, avresti apprezzato. Credo dipenda davvero dalla persona e dal libro, nonché la loro vita personale: sono profondamente convinta che esistano romanzi che ognuno dovrebbe leggere quanto sente la necessità di farlo, non prima perché forzati. Ciò che una persona odia a 14 anni magari è il libro preferito del suo migliore amico, magari tre anni dopo lo rilegge a suo ritmo e adora dalla prima all’ultima pagina.

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  5. Pingback: Cronaca di un anno di letture – Il verbo leggere

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