Una vergine sciocca

Talvolta mi capita di scegliere un libro in base alla copertina e al titolo: Una vergine sciocca di Ida Simons (Rizzoli, 2015) mi ha subito incuriosita. I colori sgargianti della cover hanno catturato per primi la mia attenzione: una sinfonia di bordeaux, giallo, verde e viola. Poi è stato il turno della ragazzina dall’aria enigmatica, con un occhio aperto sul mondo e uno nascosto dal palmo della mano, sospesa tra il desiderio di conoscere e quello di preservare la sua innocenza. Infine, il titolo: volevo capire come mai la protagonista di questo romanzo si sentisse sciocca.

Prima di prendere il libro dallo scaffale, ho fatto qualche ricerca online, giusto per essere sicura di non stare per commettere uno sciocco sbaglio. Nel giro di qualche click, mi sono resa conto di avere per le mani qualcosa di davvero interessante: un classico ritrovato. Dopo la prematura scomparsa della sua autrice, una talentuosa pianista sopravvissuta all’inferno dei campi di concentramento, questo testo è finito nell’oblio per più di cinquant’anni.

Sono stata subito conquistata dalla scrittura semplice e scorrevole di Ida Simons: le sue pagine assomigliano a dei wafer dolci e delicati, da sgranocchiare l’uno dopo l’altro. Però, dietro quella dolcezza, dietro l’apprendistato alla vita di una ragazzina, si cela un retrogusto amaro: la consapevolezza di stare leggendo la storia di un mondo che è stato spazzato via dall’avvento del nazismo.

Una vergine sciocca è una porta aperta sul “mondo di ieri”, sull’epoca di cui Stefan Zweig ha cantato il tramonto. In queste pagine, l’Anversa degli anni Venti viene descritta come una città capace di comprendere lavoratori e sognatori e di accogliere sia chi ha i piedi saldi a terra, sia chi ha la testa nelle nuvole. La dodicenne Gittel, la protagonista e voce narrante del romanzo, sembra appartenere al gruppo dei sognatori: è una ragazza dolce ed è una promettente pianista, ma, purtroppo, è sin troppo ingenua.

anversa

Gittel si muove in un ambiente protetto, in un nido caldo fatto di vestiti alla marinara, dolcetti e chiacchiere da salotto. Questa fanciulla in boccio, sospesa nel limbo tra infanzia e adolescenza, è abituata a fare spesso le valigie. Perché? Perché, ogni qualvolta sua mamma si trova in disaccordo col marito, la dodicenne è costretta a trasferirsi insieme alla litigiosa genitrice a casa di nonna Hofer, ad Anversa. Una volta esaurite l’ospitalità e la pazienza della nonna, la “crisi coniugale” si sgonfia e la famiglia si riunisce.

Attorno alla ragazzina si muove una teoria di personaggi indimenticabili, tratteggiati con un tocco lieve e venato di humour. Una combriccola variopinta e apparentemente spensierata su cui incombe la nube nera della storia: Gittel e i suoi parenti sono ebrei. La tempesta è ancora di là a venire, il mondo di ieri è ancora dorato e intatto, come l’innocenza della fanciulla, ma non resterà tale per sempre.

Durante il suo ennesimo soggiorno ad Anversa, la fanciulla ha modo di conoscere Lucie Mardell: una vecchia zitella di ben ventinove anni. Tra le due sembra instaurarsi sin da subito una bella amicizia: la dodicenne trascorre sempre più tempo a casa Mardell e si affeziona sempre di più alla sua nuova amica.

Il padre di Lucie apprezza lo sguardo aperto e curioso sul mondo di Gittel, ma, allo stesso tempo, teme che la fanciulla finirà col diventare una vergine sciocca:

Il signor Mardell a questo punto disse qualcosa di molto strano; mi disse che dovevo fare attenzione a non diventare una vergine stolta. Io non capii, e lui se ne accorse.
“La morte fa parte della vita”, disse “anzi forse ne è la parte migliore, e non c’è gioia senza sofferenza. Sono inseparabili come il sole e l’ombra.” Avevo avuto un grande dolore quando ero troppo giovane e avevo cercato di sottrarmi rifugiandomi nella musica, ora, se non fossimo stati attenti, non sarei più stata in grado di andare incontro con coraggio alla tristezza o alla felicità e mi sarei ritrovata a mani vuote, come le vergini stolte che avevano consumato tutto l’olio.

Gittel dovrà imparare a fare i conti con i lati più oscuri della vita e dovrà capire cosa si nasconde davvero nel cuore delle persone che la circondano: solo così potrà evitare di diventare una vergine sciocca. La ragazzina dovrà lasciarsi alle spalle i vestitini alla marinara e la maschera da “finta tonta” dietro cui si è sempre nascosta per riuscire a preservare la sua innocenza: la sua infanzia e il mondo di ieri hanno le ore contate.

Gittel verrà inghiottita dalla nube nera che, di lì a qualche anno, oscurerà il cielo dell’Europa? Ai lettori non è dato saperlo. Forse il suo futuro è racchiuso nel destino di Ida Simons, nel fato di una scrittrice ingiustamente dimenticata: il debutto come pianista a diciannove anni, le luci della ribalta, le tenebre del lager e, infine, la luce della lampada-scrittura.

7 pensieri su “Una vergine sciocca

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