L’isola del giorno prima

Il Paese dei Romanzi è uno scrigno inesauribile di prodigi. Oggi, per esempio, ci ritroveremo alle prese con un “serraglio di stupori” che comprende: curiosità inaudite, specchi barocchi, un esercito di orologi e un bizzarro naufragio. Cose che capitano quando si ha a che fare con uno scrittore geniale come Umberto Eco e con la sua ‘Isola del giorno prima (Bompiani, 1994).

L’Autore di questo romanzo si è imbattuto nelle carte (il topos del manoscritto ritrovato non passerà mai di moda) di un certo Roberto de la Grive: l’unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta. Nell’estate del 1643, il giovane Roberto “approda” su un vascello fantasma, la Daphne: che fine ha fatto l’equipaggio? I marinai sono stati decimati da un morbo tropicale o sono caduti preda di un novello mago Atlante? Ci toccherà pazientare prima che l’arcano venga rivelato.

Di fronte alla nave si staglia un’Isola, ma il naufrago non può raggiungerla: la sua apparente prossimità occulta un’incommensurabile lontananza. La Daphne e il suo unico passeggero sono inerti come una nave dipinta sopra un oceano dipinto. Per ingannare il tempo, il nostro eroe imbevuto di “spirito Barocco” (oltre che dell’acquavite rinvenuta sottocoperta) mette mano a penna e calamaio: affida i suoi pensieri a un diario e indirizza alla Signora del suo cuore delle concettose missive.

L’Autore ha cercato di trasformare gli arzigogolati ghirigori d’inchiostro di Roberto in un romanzo, ma l’operazione si è rivelata più difficile del previsto. Le riflessioni di Grive non procedono in linea retta: se vogliamo seguire il filo dei suoi ragionamenti, dobbiamo muoverci in circolo, come le lancette di un orologio, e avanzare sia in senso orario che antiorario.

Willem van de Velde the Younger
Willem van de Velde the Younger [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)%5D
Mentre è bloccato sulla Daphne, il nostro protagonista ripercorre la catena di eventi che lo ha portato a “naufragare” sul vascello. Ci ritroviamo così ad oscillare, di capitolo in capitolo, tra il 1643 e il 1628: saliamo e scendiamo continuamente dalla nave, seguendo il corso di reminiscenze alcoliche e oniriche.

Il “barocco” percorso di formazione di Roberto ha avuto inizio durante l’Assedio di Casal Monferrato: sotto quelle mura ha incontrato una serie di eccentrici “precettori”, tra cui l’arguto “senza Dio” Saint-Savin e padre Emanuele, un amante delle Heroiche Imprese. Questi mentori, più o meno affidabili, incarnano i diversi volti del 1600, secolo di imprese ed emblemi.

Una volta terminata la battaglia di Casale, il nostro eroe si è trasferito nella capitale francese, patria di incantevoli “preziose” e di intriganti Cardinali, che ci riportano alla mente i romanzi di Dumas. A Parigi il giovane Grive è stato protagonista di una serie di incidenti e di fraintendimenti che lo hanno portato ad imbarcarsi come spia sulla Amarilli (che è miseramente colata a picco) nel tentativo di scoprire il segreto del Punto Fisso.

nova totius terrarum orbis geographica ac hydrographica tabula hendrik_hondius

Dopo aver riavvolto il filo dei ricordi, Roberto inizia a dubitare di essere da solo: un Intruso potrebbe aggirarsi tra i boccaporti della Daphne, in attesa del momento più opportuno per venire allo scoperto. Forse, quel compagno (o avversario) segreto è il gemello perduto del giovane naufrago: il fratello, reale o immaginario, che non ha mai conosciuto, ma che è sempre stato presente nei suoi pensieri.

L’Autore-Eco ci invita a soffermarci su questo misterioso Doppio e a riflettere sulla funzione letteraria del Sosia:

(…) è un riflesso che il personaggio si trascina alle spalle o da cui è preceduto in ogni circostanza. Bella macchinazione, per cui il lettore si ritrova nel personaggio, con cui condivide l’oscuro timore di un Fratello Nemico. Ma vedete come anche l’uomo sia macchina e basti attivare una ruota in superficie per far girare altre ruote all’interno: il Fratello e l’inimicizia altro non sono che il riflesso del timore che ciascuno ha di sé, e dei recessi dell’animo proprio, dove covano desideri inconfessati, o (…) concetti sordi e non espressi.

“Basta attivare una ruota per far girare altre ruote”: lo stesso vale per questo libro. Basta iniziare a ragionare su un singolo elemento (il Sosia), per rendersi conto che dietro le lettere barocche di Roberto, dietro il livello letterale del testo, si nasconde una fitta rete di simboli. A ben guardare, questa storia si fonda su una serie di Doppi: Casale assediata non è altro che un riflesso della nave circondata dai flussi; l’Isola irraggiungibile e la Daphe sono emblemi della Signora amata dal protagonista; il romanzo dell’Autore racchiude un altro libro-ombra, ideato da Grive.

specchiera barocca
Sailko [CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)%5D
Quello che abbiamo tra le mani è un romanzo-mondo: un trattato filosofico, un’enciclopedia del sapere secentesco, un raffinato gioco letterario. Il gigante Umberto Eco fa sfoggio di tutta la sua erudizione e ci annichilisce con un marchingegno prodigioso, con un labirinto di specchi in cui si riflette l’essenza di un intero secolo:

Ricordiamo che quello era un tempo in cui si inventavano o reinventavano immagini di ogni tipo per scoprirvi sensi reconditi e rivelatori. Bastava vedere, non dico un bel fiore o un coccodrillo, ma un cestello, una scala, un setaccio o una colomba per cercare di costruirvi intorno una rete di cose che, a prima vista, nessuno vi avrebbe visto.

Forse L’isola del giorno prima non è altro che un dedalo di Immagini Enigmatiche, di simboli da decifrare: è una sfida al nostro ingegno, un invito a guardare oltre la superficie delle cose.

I lettori-nani come me possono ricorrere all’ausilio di un motore di ricerca per cogliere alcuni dei riferimenti disseminati nel testo. Per esempio, Doen Daphne d’over schoone Maeght, la melodia che intreccia il destino del protagonista a quello dell’omonima nave, è opera del compositore Jacob van Eyck. Invece, i versi che Roberto invia alla sua Signora sono in realtà opera di Giovan Battista Marino (per le più cupe selve, / per le più cupe calli, / godrò pur di seguire, ancorché invano/ del leggiadretto piè l’orme fugaci…).

Esistono infiniti modi di leggere L’isola del giorno prima: i lettori possono soffermarsi solo sul livello letterale del testo oppure possono “smontare” questo marchingegno e di analizzarlo pezzo per pezzo, citazione per citazione. Chi ama la filosofia troverà pane per i suoi denti, così come gli appassionati di astronomia e di nautica. Qualcuno storcerà il naso davanti a un simile sfoggio di erudizione, mentre altri assaporeranno ogni invenzione linguistica e letteraria di Eco.

Infinite letture, infinite opinioni per infiniti lettori: ognuno di noi, chinandosi su questo grande specchio letterario, scorgerà un riflesso diverso. A un certo punto, immagino che davanti a tante possibilità, davanti a tanti mondi, tutti noi ci sentiremo smarriti come De Grive:

(…) ritengo che (…) avesse appreso a veder l’universo mondo come un insicuro ordito di enigmi, dietro al quale non stava più un Autore; o se c’era, pareva perduto nel rifar se stesso da troppe prospettive.

Roberto è un personaggio alla deriva, con un unico Punto Fisso, un’ossessione-desiderio irraggiungibile: l’Isola-donna amata. Il motore che anima gli esseri umani, secondo Eco, sembra essere proprio il desiderio, anzi un desiderio irrealizzabile: Guglielmo da Baskerville vede andare in fumo il sapere a cui anelava, mentre Baudolino dedica la sua intera esistenza a un regno evanescente come un miraggio.

Noi lettori, naufraghi in un mare d’inchiostro, sogniamo lande mitiche e continuiamo rifletterci in uno specchio, quello della letteratura, che ci regala più enigmi che risposte. Alla fine non ci resta che un’unica certezza: abbiamo bisogno di errare nel Paese dei romanzi per poter continuare a vivere. Le storie ci rendono immortali.

Per approfondire:

Carosello barocco di Enzo Golino– Repubblica.it 

Metafore, teatri della memoria ed effetti di nebbia nell’Isola del giorno prima di Umberto Eco – Giacomo Verri Libri 

Pubblicità

7 pensieri su “L’isola del giorno prima

  1. Alessandro Gianesini

    Ho letto anni fa “L’isola fel giorno prima” e ricordo bene che mi è stata quasi d’ispirazione, però, rispetto agli altri libri di Eco che ho letto, non sono più riuscito a rileggerlo una seconda volta, interrompendomi più o meno dopo una trentina di pagine… e ancora non capisco perché, visto che mi piacerebbe rileggerlo e districarmi nelle elucubrazioni mentali che hanno prodotto la stesura di questo romanzo.

    Piace a 1 persona

  2. Un libro che ho lasciato, direi dopo non moltissime pagine; che ho riaperto, reiniziando a leggerlo, per nuovamente lasciarlo.
    Ora mi tenti. Perché mi pare impossibile non riuscire ad entrare in un libro di Umberto Eco; e perché il tema è di quelli che attirano.e non si fann lasciare senza costi.

    Piace a 1 persona

      1. Beh, dovessi dire, ce l’ho fatta ma non ho gradito (ricordo nullo)
        Adoro tutta la saggistica di Eco. E mi è piaciuto Il nome della rosa ma poi, la sua narrativa mi ha respinto…con qualche desiderio residuo, per l’appunto. Con la voglia persistente di ritentare.

        Piace a 1 persona

      2. Dovrò avvicinarmi alla saggistica. Ho letto solo una splendida introduzione ai “Misteri di Parigi”. Il che è decisamente pochino… Potrei spulciare tra i tuoi archivi in cerca d’ispirazione :).
        Quanto alla tua voglia di ritentare, vedrò se la narrativa di Eco approderà nella tua libreria virtuale ;). Buone letture!

        Piace a 1 persona

  3. Pingback: L’isola del tesoro – Il verbo leggere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.