Bestiario

Bestiario (Einaudi, 1996) è la miglior introduzione all’arte di Julio Cortàzar. Questo post vuole essere una porta aperta sul mondo fantastico del grande scrittore argentino: è un invito a scoprire quali bizzarre creature si celano dietro la soglia e a lasciarsi sorprendere da un maestro del racconto.

Iniziamo dal principio, ovvero da Alcuni aspetti del racconto. Cortàzar paragona l’arte del novelliere a quella dei grandi fotografi:

Fotografi del calibro di un Cartier-Bresson o di un Brassaï definiscono la loro arte come un apparente paradosso: quello di ritagliare un frammento della realtà fissandogli determinati limiti, ma in modo tale che quel ritaglio agisca come un’esplosione che apra su una realtà molto più ampia (…). (…) il fotografo e lo scrittore di racconti si vedono obbligati a scegliere e a circoscrivere un’immagine o un avvenimento che siano “significativi” (…) che siano capaci di agire sullo spettatore o sul lettore come una specie di “apertura”, di fermento che proietti l’intelligenza e la sensibilità verso qualcosa che va molto oltre l’aneddoto visivo o letterario contenuti nella foto o nel racconto.

Secondo lo scrittore, il romanzo assomiglia a una pellicola cinematografica, a un susseguirsi di diverse inquadrature, mentre il racconto è una singola, evocativa, fotografia. Bestiario è quindi una raccolta di scatti significativi: un fratello e una sorella, seduti l’uno di fronte all’altra; un uomo che vomita un coniglietto; due figure ai lati opposti di un ponte; una galleria di volti nascosti da enormi mazzi di fiori; la mappa di un cervello che si sovrappone alla piantina di una casa; un pasticcino da cui fuoriesce uno scarafaggio; un locale fumoso in cui risuonano le note di una milonga; una tigre in agguato in un salotto.

julio cortazar museo
Di Augusto Starita / Secretaría de Cultura de la Presidencia de la Nación – Argentina and Olimor (remix) – Flickr:  https://www.flickr.com/photos/secretaria_cultura/13274731204/sizes/c/in/photostream/- Original photo remixed by Olimor, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31708362

Un bravo novelliere deve essere sia un grande fotografo sia un boxeur molto astuto: colpisce i lettori con pochi colpi-parole ben assestati e li manda al tappeto nel giro di una manciata di pagine-riprese. Cortàzar ci impressiona, ci stende, con la sua prosa elegante e con la sua maestria tecnica. Alla base dei suoi racconti-match perfetti ci sono tre regole d’oro, tre parole chiave che lo scrittore Ernesto Franco (Fantastico senza fantasmi) ci invita a tenere a mente:

  • Significazione: lo scrittore deve scegliere un tema eccezionale, un soggetto capace di suggerire quell’apertura più ampia che va oltre il margine dell’inquadratura.
  • Intensità: l’autore deve scartare ogni elemento accessorio, ogni circostanza inutile, così da concentrare l’attenzione solo su ciò che è davvero importante.
  • Tensione: sin dalle prime battute, il novelliere deve avvicinare il lettore alla narrazione, così da riuscire a trascinarlo dentro l’atmosfera della storia.

Questi tre aspetti tecnici del racconto sono tre assi nella manica dell’autore-boxeur, ma il suo vero punto di forza, secondo me, è un altro: è l’elemento fantastico che fa da fil rouge ai racconti di Bestiario. Un fantastico che è l’espressione del sentimento del “non-esserci-del-tutto”, dello straniamento provato dallo scrittore, dall’osservatore che si tiene ai margini della vita per raccontarla: è il sentimento di chi non si riconosce completamente nel territorio che abita.

Il fantastico di Cortàzar è una porta che si socchiude per lasciarci intravvedere un altro mondo: è il senso di spaesamento che si prova quando, esplorando una casa, ci si imbatte in un particolare fuori posto, in una soglia che si apre su una stanza che non dovrebbe esistere. Potremmo anche definirlo come uno scarto di prospettiva o come la vertigine che si avverte quando, osservando una foto, si nota un dettaglio sorprendente che cambia completamente il senso dell’immagine.

cortazar

I racconti dello scrittore argentino assomigliano a certi sogni in cui elementi quotidiani, banali, si fondono con naturalezza con elementi surreali. Sogni che lasciano un senso d’inquietudine al risveglio e che non possono venire facilmente dimenticati. Varchiamo allora la soglia del fantastico e incominciamo a conoscere le magnifiche e sinistre presenze che animano queste pagine.

Il primo racconto di questa raccolta, Casa occupata, è stato ispirato, guarda caso, da un incubo. Un fratello e una sorella, legati da un vincolo incestuoso, sono costretti a dividere la magione avita con delle misteriose presenze. Come ne Il giro di vite di Henry James (un autore amato da Cortàzar), non è chiaro chi siano i veri “occupanti” della dimora.

La casa ci viene presentata come una trappola circolare, come un labirinto, anche in Bestiario, dove una tigre si aggira tra le stanze di un’abitazione borghese, e in Cefalea, una storia scandita dall’ipnotico susseguirsi di termini medici latini:

Una cosa viva si muove in circolo dentro la testa (…). Allora la casa è la nostra testa, la sentiamo circondata, ciascuna finestra è un orecchio sull’ululare delle mancuspie là fuori.

Lettera a una signorina a Parigi si apre con la magistrale descrizione di un interno borghese, di un salotto carico di ninnoli. Ben presto però la normalità viene turbata dall’apparizione di undici coniglietti: questi piccoli batuffoli d’ovatta hanno qualcosa a che fare con le creature che popolano i sottoscala di Kafka e con il gatto nero di Poe (un altro autore amato da Cortàzar). Conoscete il significato dell’espressione plot bunny? Secondo me questi conigli sono un’incarnazione del demone dell’ispirazione che perseguita ogni scrittore.

cortazar buenos aires
Di Dani Yako – Clarín newspaper, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76641877

L’autore strizza l’occhio sia all’immaginario gotico, rielaborando alla luce del suo peculiare fantastico il tema del doppio (Lontana), sia alla lettura classica: in Circe la strega di Ulisse assume una nuova, inusuale, veste. La bella Delia viene guardata con sospetto dai suoi vicini perché due dei suoi fidanzati si sono uccisi: è una vittima degli eventi oppure è una carnefice?

Sembrava che si scusasse di non avergli confidato prima tante cose, iniziò a descrivere con disinvoltura come si facevano i pasticcini, i ripieni e i bagni di cioccolata o di moka. La sua miglior ricetta erano i pasticcini all’arancio ripieni di liquore, con uno spillò forò uno di quelli che gli aveva portato Mario per mostrargli come si manipolavano (…). Il pasticcino come un piccolo topo fra le dita di Delia, una cosa minuta ma viva che lo spillo lacerava. Mario sentì uno strano malessere, una dolcezza di abominevole ripugnanza.

I racconti di Cortàzar inquietano e lasciano i lettori spaesati: all’improvviso paesaggi familiari si tramutano in labirinti di specchi dove nulla è come sembra. Buenos Aires, città di fervori notturni, si trasforma in una metropoli onirica. Basta entrare in un locale per trovarsi davanti alle Porte del cielo o timbrare un biglietto dell’Omnibus per venire catapultati in un brutto sogno:

Clara faceva fatica a scostasi da un paesaggio che il luccichio duro del sole non riusciva a rallegrare, e non più di due o tre volte ebbe il coraggio di dirigere un rapido sguardo all’interno del veicolo. Rose rosse e calle, più in là orribili gladioli, come ammaccati e sporchi, color rosa vecchia con macchie livide.

Vi direi salite o entrate a vostro rischio e pericolo, ma, a dire il vero, l’unico pericolo è quello di rimanere ammaliati dalla prosa di Cortàzar : varcate la soglia di Bestiario e lasciatevi affascinare dal fantastico mondo di questo maestro del racconto.

Per approfondire:

Di Cortàzar, cioccolato, musica rilassante e altre amenità – Libri nella mente (un grazie di cuore ad Alessandra per avermi fatto scoprire questo autore!)

La recensione de Il rifugio dell’Ircocervo

«Bestiario» – Altri Animali 

 

10 pensieri su “Bestiario

  1. Ohhhh, un’altra vittima di questo genialissimo e poliedrico scrittore, così capace come pochi altri al mondo (o forse unico al mondo) di indagare l’altra faccia delle cose, o meglio di “osservare la realtà dagli interstizi”. Adesso, ne sono certa, verrai presa dalla smania di leggere tutto ciò che ha pubblicato in vita 😉 magari un po’ alla volta, senza ansia e senza fretta, ma in ogni caso non te ne liberi più. Non te ne liberi più!!!!!!!!! (N.B.: io ti avevo avvertita, eh!? pertanto non mi assumo nessuna responsabilità al riguardo ;-)). Per quanto riguarda il post, mi piace ciò che hai scritto e per come l’hai scritto (sintetico ma chiaro), spaziando anche sui motivi base della sua scrittura. Complimenti :-).

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      1. Non c’è nulla di più bello che lasciarsi ossessionare dalle pagine che più ci ammaliano e stupiscono, ma anche da quelle che più ci turbano e straziano l’animo, perché in questi casi (e credo solo in questi casi) c’è qualcosa tra le righe che fa per noi, o che ci è utile in quel particolare momento… Ciao, a rileggerti.

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  2. In merito al discorso di Cortázar riportato all’inizio del post, segnalo uno dei suoi racconti più esemplificativi, intitolato Le bave del diavolo, che tratta in modo specifico della natura ingannevole della realtà, e di quanto l’occhio umano stenti a procedere oltre l’apparenza delle cose, con il rischio di cadere spesso nell’errore… Sarà infatti solo in seguito all’ingrandimento di un frammento d’immagine che il protagonista, un fotografo, perverrà alla verità. Una storia interessante, oltre che coinvolgente per le sensazioni via via esposte; sono sicura che ti (vi) piacerà.

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