Bestiari del Medioevo

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’immaginazione: siete appena entrati nello scriptorium di un’abbazia medievale. Su uno dei tavoli è posato un meraviglioso volume miniato. Davanti ai vostri occhi sfila una teoria di animali fantastici: pantere “profumate”, salmoni “incoronati”, draghi e unicorni. Un figura incappucciata emerge dall’ombra: è il “bibliotecario” Michel Pastoureau, lo studioso che vi guiderà alla scoperta del magico mondo dei Bestiari del Medioevo (Einaudi, 2012).

Che cosa sono i bestiari?

Questo termine sta a indicare quelle compilazioni che si propongono di descrivere le «proprietà» di un certo numero di bestie e di ricavarne insegnamenti morali e religiosi. Tali proprietà – reali o immaginarie – si riferiscono sia all’aspetto fisico dell’animale, sia al suo comportamento, alle sue abitudini, ai suoi rapporti con le altre specie, compresa quella umana, nonché a tutte le credenze e le leggende che lo riguardano.

Nel Medioevo, l’epoca in cui siete stati trasportati grazie alla magia delle parole, gli uomini si interrogano sulla natura degli animali e li portano alla ribalta nei bestiari, trasformandoli in emblemi del vizio o della virtù. La fauna diventa così un “contenitore” privilegiato di simboli: dietro il suo “livello letterale”, si nascondono dei significati che devono venire interpretati alla luce di metafore ed etimologie più o meno astruse. Per esempio, la volpe è chiamata così perché procede volutanans pedibus, ovvero a zig zag, come i rei che camminano per vie traverse.

volpe bestiario british library
British Library [Public domain]
Sin qui è tutto chiaro, però le illustrazioni racchiuse tra le pagine del volume distolgono la vostra attenzione dalle spiegazioni di Pastoureau: queste creature sono decisamente stravaganti. Perché alcuni animali hanno un aspetto così eccentrico? Gli artisti medievali iniziano ad apparirvi come una massa di ubriaconi…

Lo studioso vi invita a non giudicare questi testi in base alle vostre conoscenze: invece di prendervi gioco degli illustratori medievali, bollandoli come dei visionari ignoranti, dovete sforzarvi di osservare la realtà dal loro punto di vista. Per la cultura medievale, preciso non significa vero:

Gli uomini e le donne del Medioevo sanno osservare perfettamente la fauna e la flora, ma non sospettano neppure che tale osservazione possa avere un qualunque rapporto con il sapere, e meno ancora con la verità degli esseri e delle cose. Quest’ultima non rientra nel campo della fisica, ma della metafisica. Il reale è una cosa, il vero un’altra, diversa e molto più importante.

Gli illustratori, invece di ritrarre gli animali “così come sono”, ricorrono a un preciso sistema iconografico per trasmettere ai lettori il sapere, le verità eterne. Voi non siete in grado di scorgere un metodo in questa follia: rimanete sbalorditi da proporzioni astruse e vi lambiccate il cervello davanti a creature che vi appaiono indistinguibili (lo scoiattolo è quasi identico alla scimmia). Per fortuna, il saggio Pastoreau è in grado di rivelarvi i segni di riconoscimento su cui si basa il codice utilizzato dagli artisti medievali. Questi attributi convenzionali

(…) non sono ripresi dalla «realtà», ma si rifanno alle «proprietà» che i bestiari mettono in risalto di ogni specie. Come sempre nel Medioevo, la storia culturale ha il sopravvento su quella naturale. Negli uccelli, per esempio, nessun dettaglio formale o cromatico permette di distinguere la gru dallo struzzo (…). Del resto, sarebbe perfettamente inutile dato che bastano due attributi a distinguerli: la gru stringe un sasso nella zampa e lo struzzo tiene un chiodo o un ferro di cavallo nel becco.

gru bestiario medievale

Il codice iconografico non è dunque basato tanto sul reale aspetto di un animale, quanto sulle sue «proprietà»: leggenda vuole che lo struzzo possa ingoiare qualsiasi cosa, persino il metallo, e che la gru stringa un sasso, capace di assicurarle un doloroso risveglio, per restare vigile quando veglia sulle sue compagne.

I bestiari, strani libri, intessuti di simboli e di metafore, sono il riflesso di un’epoca caratterizzata dal pensiero analogico che

si sforza di stabilire un legame tra qualcosa di evidente e qualcosa di nascosto; in particolare, tra ciò che è presente nel mondo di quaggiù e quanto invece si colloca tra le verità eterne dell’aldilà. Un vocabolo, una forma, un colore, un numero, un animale, un vegetale e persino una persona possono così assumere un valore simbolico e in questo modo evocare, rappresentare o significare qualcosa di diverso da quanto pretendono di essere o di dimostrare. (…) studiare l’animale vuol dire anzitutto descriverlo, poi cercare di svelare i suoi significati nascosti (…).

Grazie alle spiegazioni di Pastoureau, siete finalmente pronti per entrare nel magico mondo dei bestiari, un mondo ricco di simbologie e fantasmi, che incuriosisce, affascina, invita al sogno: è giunto il momento di incontrare alcune delle creature che abitano il volume custodito nello scriptorium.

Animali fantastici: a tu per tu con la fauna medievale

Le prime a venirvi incontro sono due bestie “olezzanti”: la pantera e la balena. La prima, oltre a possedere un incantevole manto multicolore, è dotata anche di un ottimo profumo, che viene paragonato all’odore della santità. La seconda, invece, è capace di sedurre e attirare in trappola interi branchi di pesci grazie al suo alito soave.

bestiario rochester pantera

Restate in ambito “acquatico” e fate la conoscenza di altre due eccentriche creature. La prima è un pesce magnifico, con una corona in testa: il salmone, signore dei fiumi. La seconda è un pesce chiuso dentro una conchiglia, ovvero, strano a dirsi, un’ostrica:

Si apre e si chiude come vuole, secondo la luna: quando è crescente, l’ostrica può essere fecondata dalla «rugiada del mattino sul mare», oppure, più semplicemente, dai raggi del sole. Nel primo caso, non esiste nulla di più puro al mondo, perciò da tale fecondazione nasce una perla. L’ostrica è il simbolo della Vergine, che è stata fecondata dalla «rugiada celeste» cioè dallo Spirito Santo (…).

Passate dall’acqua all’aria: il cielo medievale è popolato da uccelli strambi come il caradrio, un uccello medico capace di guarire gli infermi, l’ibis, inventore del clistere, e il virtuoso Pellicano, immagine di Cristo. Creature bizzarre, ma non le più bizzarre che si possano incontrare tra le pagine di un bestiario.

Nei testi medievali è possibile imbattersi in animali, reali o immaginari, frutto di improbabili tête-à-tête o dei capricci del fato. Per esempio, la giraffa (o camelopardo) nasce dall’unione tra la lussuriosa femmina del cammello e lo scaltro leopardo. Invece, quando le uova deposte da un vecchio gallo (sic!) vengono covate, chissà perché, da un drago o da un aspide nasce il terrificante basilisco, una sorta di mostruoso gallo serpentiforme dallo sguardo letale.

basilisco bestiario

A proposito di “animali fantastici e dove trovarli” che dire della fenice, capace di rinascere dalle sue ceneri, o dell’unicorno, che ama posare il capo in grembo alle vergini? Per non parlare del diabolico drago che è in grado di cambiare colore a suo piacimento

come il camaleonte, o di assumere i colori dell’arcobaleno (…). All’interno, il drago, tutto sangue e fuoco, è completamente rosso. Il suo sangue, del resto, viene raccolto per produrre un pigmento utilizzato dai pittori: il sandragon (o sangue di drago, appunto). Serve per dipingere la faccia del diavolo o il corpo dei demoni, così come le fiamme dell’inferno.

Il vostro viaggio nello scriptorium e nell’affascinante mondo dei bestiari si conclude qui, anche se tra le pagine si cela ancora un teoria di creature sorprendenti come la lince-verme. Se volete conoscerle, non vi resta che affidarvi a Michel Pastoureau e al suo intrigante saggio: una lettura che coniuga l’utile e il dilettevole, capace di far sognare ogni lettore.

Per approfondire:

La recensione di Tegamini

La recensione di Itineraria Picta

Bestiari: una guida ragionevole – Minima&moralia

6 pensieri su “Bestiari del Medioevo

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