Delirio e castigo

Avviso ai gentili e ignari lettori: questa non è una recensione. Cosa succede quando una blogger legge Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij in preda a un forte raffreddore? La risposta è semplice: lei e la sua Musa danno vita a un siparietto delirante.

Ambientazione. Una squallida soffitta, fiocamente illuminata da candele mezze consumate. Una figura male in arnese, circondata da una schifosa distesa di fazzoletti usati, è distesa su un divano sgangherato. Una donna, dai capelli neri come l’ala di un corvo, cerca di richiamare la sua attenzione sventolando un’edizione piena di refusi di Delitto e castigo.

La blogger raffreddata (d’ora in poi B): È inutile che ti agiti tanto, non sono in grado di scrivere una recensione sensata di questo romanzo.

Musa (d’ora in poi M): È mai possibile che basti un piccolo sbalzo di temperatura per ridurti in queste condizioni?

B: Non è mica normale che in pieno dicembre si passi dai nove ai venti gradi nell’arco di poche ore. Non so più come vestirmi.

M: Quindi hai deciso di ripiegare su degli stracci…

B: Questi mi servono per entrare nel personaggio, anche non amo il ruolo di Raskolnikov. Cough. Il pallore c’è, la salute declinante anche, ma io non vado di certo in giro a spaccare la testa alle vecchiette con un’ascia… Oh, avrei dovuto dire spoiler?

M: No, credo che ormai anche i sassi conoscano la trama di questo romanzo. L’ex studente Raskolnikov pianifica l’omicidio di una vecchia usuraia, ma finisce con l’uccidere anche la sorella di quest’ultima. Dopo l’assassinio, il giovane precipita nel baratro della follia: teme di venire scoperto da un momento all’altro e ed è preda di una serie di ossessioni. L’incontro con Sonja, una giovane pura d’animo, costretta a vendere il suo corpo, si rivelerà decisivo per il suo futuro.

delitto e castigo

M: Nel corso degli anni, recensori e studiosi hanno analizzato ogni particolare di quest’opera. Per esempio, secondo il sito Course Hero, questa cupa soffitta rappresenta lo stato mentale alterato di Raskolnikov. Se il giovane non si fosse isolato volontariamente in questa gabbia alienante, non avrebbe avuto modo di architettare il delitto.

B: Sono impressionata. Il problema è che non so cosa scrivere. Come hai appena spiegato tu, delle persone molto più gamba e molto meno raffreddate di me hanno già detto tutto quello che c’è da dire su Delitto e castigo. Cough cough. Tra un po’ inizierò a delirare come il nostro caro ex studente assassino…

M: Non ti ci vedo con un’ascia in mano: sinora hai commesso dei crimini solo contro la grammatica e la buona scrittura. Comunque potresti sempre parlare delle sorprese che ti ha riservato questa lettura. Cerca solo di non rivelare nulla riguardo all’epilogo, al finale che avevi già letto in un’antologia, ma che continua a non convincerti.

B: Sono restia al trionfo dei buoni sentimenti, mi sa.

M: Evitiamo ulteriori spoiler. Allora, cosa ti ha colpito?

B: Beh, il movente. Stando alla quarta di copertina, l’ex studente Rodiòn Romànovič Raskòlnikov…

M: Alla faccia dell’allitterazione. Dà subito l’idea di essere un cane rabbioso e ringhioso. Secondo Libreriamo, il suo nome significa scisma. In pratica, Dostoevskij ci sta dicendo sin da subito che è un personaggio scisso, con dei problemi mentali.

delitto e castigo
La donna sulla destra ha la stessa espressione allucinata dei lettori che stanno assistendo a questo delirio.

B: Ah, mi hai fatto perdere il filo. Dov’ero rimasta? Ah sì, al movente. Stando al mio libro, lo squattrinato Raskolnikov uccide l’usuraia Alëna Ivànovna e la malcapitata Lizaveta Ivànovna perché vuole impedire che sua sorella si sacrifichi per lui: la giovane, che è desiderosa di supportarlo, ha deciso di sacrificarsi andando in sposa a un danaroso poco di buono.

M: Le cose non stanno così?

B: In realtà la situazione è un tantino più complicata. Raskolnikov avrebbe potuto tirare su qualche soldino, se non fosse caduto in preda alla depressione più nera, dopo essere stato costretto ad abbandonare gli studi. La sua crisi esistenziale, e non il tentativo di salvare la sua famiglia, è il vero movente del suo crimine.

M: Questo romanzo non sarebbe stato così interessante, altrimenti. Il buon Dostoevskij non ci avrebbe mai propinato la storia di un assassino motivato solo dall’indigenza: lui è famoso per l’analisi psicologica di tipi estremi, per lo scavo nell’insidioso sottosuolo della mente umana.

B: Già. Raskolnikov è afflitto da una sorta di delirio d’onnipotenza: non commette il delitto per denaro, ma dimostrare di essere un super-uomo, un genio a cui è concesso commettere qualsiasi nefandezza per raggiungere uno scopo. Nella sua visione distorta, l’omicidio è l’unico modo per riscattare gli insuccessi del passato e per costruirsi un brillante avvenire.

delitto e castigo

M: Un brillante futuro? Non ne sarei così convinta: dopo aver commesso il crimine, passa metà del suo tempo delirando, sdraiato sul divano, o pronunciando frasi compromettenti davanti al giudice ispettore Porfirij Petrovič.

B: Quel Porfirij è un bel tipo: potrebbe essere l’avo russo del detective Colombo.

M: Il metodo investigativo è lo stesso: so che sei il colpevole, ma non ho in mano nessuna prova, quindi ti perseguiterò fino a spingerti a confessare.

B: Eh già.

M: Delitto e castigo è una teoria di personaggi memorabili, ma decisamente poco raccomandabili.

B: Le Anime morte al confronto sembrano vive. Viene da pensare che tutta la letteratura russa sia fatta di casi patologici, di caratteri sopra le righe. San Pietroburgo in queste pagine appare come una succursale dell’inferno: Dostoevskij ha messo a nudo i vizi e le ossessioni dei pietroburghesi con la doppia lama dell’ironia e dell’introspezione psicologica.

M: Arkadij Ivanovič Svidrigajlov, l’ex datore di lavoro e molestatore della sorella di Raskolnikov, è forse il personaggio più tragico di tutti. Vista la natura dei suoi crimini, dovrebbe ispirare solo disgusto, eppure è impossibile non rimanere catturati nella ragnatela dei suoi peccati. Per certi versi, è un “doppio” dell’ex studente: è un’altra incarnazione dell’uomo che ha ceduto al suo lato oscuro. La sua lunga notte dell’anima è forse una delle scene più sublimi e strazianti di Delitto e Castigo.

delitto e castigo

B: Questo è un libro fatto di oscurità e di sordide bettole, ritrovo di peccatori incapaci di ritrovare la luce, di sfuggire ai loro vizi. In teoria dovrebbe essere un mattone deprimente, invece si legge davvero in fretta. Merito della bravura di Dostoevskij, della sua capacità di dare vita a personaggi complessi, sfaccettati e incredibilmente “vivi”.

M: Non c’è solo la tragedia. Incredibile a dirsi, ma, durante la lettura, può anche capitare di sorridere. Pëtr Petrovič Lužin, il futuro cognato di Raskolnikov, è un uomo ridicolo.

B: All’inizio sembra quasi una persona non dico per bene, ma almeno decente. Poi diventa sempre più meschino, sino a rivelare la sua vera, sgradevole, natura. Come si fa a voler del male a quella poveraccia di Sonja? Sarà pure noiosa, con il suo zelo religioso e la sua stucchevole bontà, ma solo un vero mostro potrebbe tentare di rovinarle ulteriormente la vita.

M: Nonostante sia dedicato ai problemi della società russa dell’Ottocento, questo romanzo è ancora attuale perché le tenebre che affliggo l’animo umano sono sempre le stesse. La miseria, l’alcolismo, il desiderio di calpestare gli altri per provare di essere qualcuno…

B: La febbre… cough…

M: La febbre morale. Sì vale la pena di leggere Delitto e castigo e di avventurarsi nelle soffitte buie della nostra mente. Bene, chiudiamola qui e proviamo a placare i lettori che vorrebbero ucciderci a colpi d’ascia con alcuni approfondimenti…

Cose serie:

Il lato buio della Pietroburgo ottocentesca – L’OttavO

La recensione di VisitPietroburgo

Fëdor Dostoevskij – Alessandro Raschellà

La guida alla lettura di Shmoop (in inglese)

13 pensieri su “Delirio e castigo

  1. Ho iniziato a leggerlo ad aprile dell’anno scorso, andando anche un bel po’ avanti (quando la madre e la sorella vanno a trovarlo) perché come giustamente dici scorre davvero velocemente. Ma l’ho temporaneamente abbandonato. In quel periodo ero distratta da troppe cose e mi stavo rendendo conto di starmi perdendo tanto di quello che il romanzo voleva dirmi.
    L’obiettivo è tornarci quest’anno e terrò sicuramente a mente i tuoi spunti! ☺

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