Samurai William

samurai william milton

Benvenuti a un’altra puntata de “Le stranezze del bookcrossing” ovvero gli eccentrici testi che gli utenti della biblioteca della mia città lasciano a disposizione dei booklovers. Oggi voglio parlarvi di Samurai Williams (Giles Milton, Sceptre, 2002) un interessante “ibrido” tra romanzo storico e saggio.

La copertina di questo libro è doppiamente ingannevole:

1) Il titolo spinge i lettori ingenui a immaginare che il protagonista sia un guerriero (mi è subito venuto in mente un popolare film di Tom Cruise).

2) Scorrendo la quarta, si ha l’impressione di stare per leggere un romanzo storico.

Facciamo chiarezza:

1) Quest’opera narra le alterne vicende di un uomo intelligente e intraprendente, ma incapace di maneggiare una katana: il termine samurai deve essere inteso come un semplice titolo onorifico.

2) Samurai Williams non è né un romanzo vero e proprio né un saggio accademico. Avete presente le puntate di Passaggio a Nord Ovest in cui le spiegazioni del presentatore si alternano a scene recitate, che ricreano l’atmosfera di un determinato periodo storico? Ecco, l’opera di Williams assomiglia un po’ a quei documentari: lo scrittore-presentatore espone i fatti e, di tanto in tanto, cede la parola ai diretti interessati, riportando estratti dei loro diari.

navi spedizione william adams

Vi siete spaventati? Pensate che questo libro sia un mattone? No, tranquilli, non è così: lo stile di Milton è semplice ed estremamente scorrevole. Basta un pizzico di immaginazione per riuscire a visualizzare le scene che sta descrivendo (complici le illustrazioni che corredano il volume) e per trasformarle negli spezzoni di un film.

Dov’è ambientata questa “pellicola”? Nel Giappone di inizio 1600. Il regno del Sol Levante appare agli occidentali del XVII secolo come una landa mitica, sconosciuta e insidiosa. I viaggiatori possono solo fare affidamento sui resoconti dei mercanti e dei predicatori portoghesi che, nel 1550, sono approdati nei pressi di Edo. Quei primi esploratori si sono ritrovati davanti ad una nazione in preda all’anarchia: la corte reale aveva perso il suo antico splendore e il paese era diventato il “il terreno di caccia” di mercenari e signori della guerra.

Gli avventurieri che, all’alba del secolo XVII, si spingono verso Oriente alla ricerca di nuove opportunità di guadagno devono fare i conti con una realtà estremamente complessa. Chi vuole intraprendere dei rapporti commerciali con i giapponesi deve riuscire a comprendere la loro mentalità e deve migliorare la sua igiene personale (i “civilissimi” europei appaiono come degli sozzoni agli occhi degli orientali).

Chi può riuscire in una simile impresa? Entra in scena il nostro attore principale: William Adams, un marinaio inglese dall’ortografia poco ortodossa, ma dotato di un’incrollabile determinazione. La sua forza di volontà e la sua intelligenza saranno sufficienti per trovare la chiave con cui aprire lo scrigno-Giappone?

william adams

Nel 1598, Adams decide di tentare la sorte, prendendo parte a una spedizione olandese diretta verso l’estremo Oriente. La traversata si rivela tutt’altro che idilliaca: a Cape San Lopez gli uomini si vedono offrire del delizioso ippopotamo affumicato; l’attraversamento dello Stretto di Magellano è funestato da terribili tempeste; a Mocha parte degli avventurieri viene massacrata da degli spaventosi selvaggi. Morale della favola: dopo due anni di tregenda, solo una nave su cinque approda finalmente a Bungo.

Tutto è bene quel finisce bene, o forse no… La ciurma, o quel che ne rimane, riceve un’accoglienza tutt’altro che calorosa, complice l’interferenza dei gesuiti portoghesi, che non vedono di buon occhio i nuovi arrivati. Adams, grazie al suo cervello fino, riesce a ingraziarsi le autorità locali, ma il prezzo da pagare per la benevolenza che gli è stata dimostrata è salato: si ritrova “ostaggio” dei suoi gentili ospiti, che non hanno nessuna intenzione di lasciarlo tornare a casa.

Williams, invece di lasciarsi andare alla disperazione, fa ricorso al suo spirito di adattamento: nel giro di una decina di anni, impara il giapponese, si crea una nuova famiglia (la moglie che ha lasciato in Inghilterra è un dettaglio trascurabile) e riesce ad ottenere il prestigioso titolo di samurai. Il marinaio gode del favore del potente daimyo Ieyasu e ha una posizione invidiabile, ma sente la nostalgia di casa: decide allora di indirizzare una lettera ai suoi compatrioti.

La missiva cattura l’attenzione della Compagnia delle Indie, che si appresta ad inviare una spedizione in Giappone: Adams è una gallina dalle uova d’oro, il contatto perfetto da sfruttare per poter dare vita alla prima filiale giapponese. Peccato che i migliori piani debbano scontrarsi con i capricci del fato e con l’ottusità degli uomini.

Vista l’importanza della missione, la Compagnia ingaggia alcuni dei suoi migliori elementi: Saris, un comandante pornografo, lo sprovveduto Cocks, appassionato di pesci rossi, e Wickham, un avido arraffone. Il cast perfetto per dare vita a una trama avvincente: la realtà, si sa, supera spesso la fantasia.

hirado factory william adams

L’impresa si rivelerà più ardua del previsto: gli inglesi saranno costretti a fare continuamente affidamento su Adams per tirarsi fuori dai guai. I britannici riusciranno ad aprire la loro filiale, ma presto sorgeranno dei problemi: William sarà sospettato di tramare con gli olandesi, alle spalle dei suoi connazionali; le ricchezze favoleggiate sfuggiranno dalle mani bucate di Cocks; l’astro favorevole di Iayasu non brillerà per sempre sui britannici. L’avventura coloniale sarà segnata da alterne fortune e da continui colpi di scena, tutti da scoprire.

Non mi sono pentita di aver portato a casa Samurai William: la vita di questo avventuriero è tanto affascinante quanto quella del più abile guerriero. Il campo di battaglia di Adams è quello della diplomazia: una scacchiera affollata di pedine ostili, dove ogni mossa sbagliata può rivelarsi fatale.

Giles Milton ha catturato la mia attenzione con la sua prosa vivace, condita dalla giusta dose di humour. Lo scrittore ha alternato sapientemente estratti di diario, descrizioni delle bellezze del Sol Levante (tra tutte brilla quella del castello di Osaka), passaggi più tecnici e brani dal sapore romanzesco. Grazie alla sua certosina ricerca storica, è riuscito a ricreare l’atmosfera del Giappone del 1600 e a ridare voce e corpo all’intraprendente marinaio e ai suoi compagni.

Il libro di Milton non mi ha fatto rimpiangere i romanzi storici che sono solita leggere e mi ha lasciato il desiderio di saperne di più: immagino che dovrò andare alla ricerca di altre opere ambientate in quest’epoca.

Per approfondire:

La Storia del 1° Samurai Occidentale che ispirò il libro “Shōgun” – Vanilla Magazine (occhio agli spoiler) 

2 pensieri su “Samurai William

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