Se hai bisogno, chiama

se hai bisogno chiama carver

La stanza di un motel americano: bottiglie vuote abbandonate in un angolo, lenzuola sfatte, mozziconi di sigaretta e una lama di luce, incongrua bellezza, a illuminare la scena. Prima di iniziare un libro di Raymon Carver, chiudo sempre gli occhi e immagino di ritrovarmi nella sua America, nell’altra America delle anime salve, degli amanti disillusi e degli alcolisti anonimi. La raccolta Se hai bisogno, chiama (Einaudi, 2010) racchiude l’omega e l’alfa della produzione dello scrittore: cinque racconti postumi e cinque scritti giovanili.

Carver, invece di lasciarsi guidare dal corvo-Musa di Pasternak o da quello insanguinato di Omero, ha tratto ispirazione da un corvo qualsiasi, che non è mai riuscito a trovare il suo posto, né a far niente che valga la pena di raccontare, ma che si leva maestosamente in volo (My crow). Cosa rende così speciali le storie quotidiane e possibili suggerite da questo volatile ordinario? Cose le rende opere d’arte, per certi versi, affini ai dipinti di Edward Hopper?

La scrittrice Valeria Parella, nell’introduzione a questa antologia, ci offre una possibile risposta:

(…) Carver faceva così: offriva una possibilità di lettura del magico lì dove magico non c’era, di bello lì dove bello pareva parola ad altri destinata, deviando lo sguardo dei suoi lettori, costringendoli a guardare in modo nuovo cose consuete. Consuete come la propria vita. (…) Ma c’era un’altra cosa che aiutava il passaggio di immedesimazione, di assunzione del quotidiano nel “bello”: ed è la brevità. I racconti di Carver erano, sono piccole brevi incursioni nelle case degli altri, dalle finestre, dai tetti, dalle cassette della posta. (Una questione personale)

Affacciamoci a quelle finestre: cosa vediamo? Esistenze travagliate, segnate dall’alcol e da piccole e grandi tragedie. I protagonisti di queste storie camminano sia sui cocci delle troppe bottiglie che si sono scolati, sia sui relitti di amori andati in frantumi: non sono eroi, sono uomini e donne fragili e imperfetti.

edward hopper high noon

Carver non ci regala facili consolazioni: la sua scrittura è tagliente e incisiva come un pezzo di vetro, eppure scintilla come un diamante. Solo chi è disposto a frugare tra le sue schegge d’inchiostro, a correre il rischio di tagliarsi, riuscirà a scorgere degli inaspettati barlumi di bellezza.

I racconti contenuti in questa antologia ricordano i frammenti di un caleidoscopio: sono diversi per forma e colore, eppure, una volta riuniti, danno vita a un’unica immagine, al ritratto del loro creatore. Queste storie sono accomunate, oltre che dall’incursione nella quotidianità di anime salve, anche dalla loro architettura:

Ognuno di questi racconti è (…) congegnato così: ogni cosa che sembra annunciarsi come finale precipita nel finale. Ognuna delle architetture che lo scrittore costruisce per i suoi personaggi può essere distrutta da un repentino incendio, la pace famigliare svelata come falsa da una parola, o il suo contrario: un incalzare di eventi che sembrano portare la riappacificazione si confermano quello che sono, solo eventi senza conseguenze. Ritorni attesi per pagine vengono delusi in poche righe. (Una questione personale, Valeria Parella)

Aspettati qualcosa di inaspettato, mi verrebbe da dire, ma non aspettarti di ricevere la grazia: non si accettano miracoli. Potrai vedere pascolare degli splendidi cavalli nel tuo giardino (Se hai bisogno, chiama), ma il giorno dopo ti ritroverai a fissare un mucchio di escrementi. Quando la fiamma dell’amore inizia a vacillare, non c’è verso di riattizzarla:

-Stasera mi mancano tutti, disse. – Mi manchi perfino tu. È un pezzo ormai che mi manchi. Mi sei mancato tanto che ormai è come se ti fossi perso, non so come spiegarlo. Ti ho perso. Non sei più mio.

edward hopper

Basta un piccolo incidente per spazzare via ogni illusione, per rivelare la fragilità di una relazione (Che cosa vi piacerebbe vedere?), basta una distrazione per veder ricomparire all’orizzonte vecchi fantasmi, per venire oppressi dal peso delle parole che sono rimaste incastrate in gola (Vandali).

Il mondo di questi personaggi è altamente infiammabile (sfido, visto quante bottiglie ci sono in circolazione): la tragedia è dietro l’angolo (Mele rosso vivo, Sogni). Un senso di rovina incombe sulle teste degli anti-eroi di Carver: le vecchie premonizioni sono destinate ad avverarsi (Stagioni furiose); un piccolo, apparentemente insignificante, fastidio può trasformarsi nella rivelazione di un profondo disagio esistenziale (Il pelo). Non si esce indenni dalla lettura di questi racconti.

Riassumendo: l’amore è una coltellata al cuore (letteralmente! Vedi Gli aficionados) e la vita è una lotta estenuante. Non è facile riuscire a rialzarsi, a trovare il coraggio necessario per andare avanti, per continuare a camminare sui cocci (Legna da ardere). Non resta che aggrapparsi ai piccoli gesti d’affetto, a una mano che piega l’angolo di una coperta o all’ultimo bacio d’addio.

Forse mi sbaglio, ma mi sembra che nei racconti postumi (Legna da ardere, Che cosa vi piacerebbe vedere?, Sogni, Vandali, Se hai bisogno chiama) la lama di luce che si fa strada attraverso l’oscurità sia più luminosa. Non si tratta solo della bellezza emanata da una scrittura più matura, più sapiente, ma anche del bagliore che scaturisce dal continuo esercizio del mestiere di scrivere: un lavoro faticoso, come quello dello spaccalegna (Legna da ardere), ma (talvolta) salvifico.

Per approfondire:

Questa raccolta non è consigliata a chi non ha mai letto Carver: se siete “dei novizi”, date prima un’occhiata a Principianti e a Cattedrale.

Se hai bisogno, chiama – Micromovimenti 

L’importante di Carver – Tre racconti 

Sogni, amori e fallimenti… – Il cartello

Se abitate a Milano, date un’occhiata all’evento che Il mestiere di leggere ha condiviso su Facebook.

14 pensieri su “Se hai bisogno, chiama

  1. Mi ha colpito l’idea di guardare nelle finestre delle case d’altri. Se mi trovo in giro la sera, l’occhio è sempre attratto dalle finestre illuminate che lasciano intravedere qualcosa. L’esistenza di qualcuno di sconosciuto, frammenti della storia di una persona qualunque. Analisi molto bella e invitante 🙂

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  2. Ho letto poco Carver, ma solo per mancanza di “opportunità”, diciamo. In realtà i racconti di “Cattedrale” mi erano piaciuti, sebbene anche questa parola, nel suo caso, assuma un significato diverso dal solito. Giustissimo anche per me l’accostamento a Hopper. Grazie per questo altro interessante articolo!

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