Il re della pioggia

Ha dei problemi con le donne, non sa cosa sta facendo della sua vita e, soprattutto, è americano: sulla carta, Henderson assomiglia moltissimo ai suoi fratelli d’inchiostro, ai casi umani usciti dalla penna di Saul Bellow. Però il ricchissimo protagonista de Il re della pioggia (Garzanti, 1966), invece di rimanere negli Stati Uniti e di continuare a rimuginare sui suoi problemi, decide di partire alla volta dell’Africa.

Mettiamo subito le cose in chiaro: il Continente nero esplorato dall’attempato Henderson non ha quasi niente a che fare con la realtà. La “sua Africa” assomiglia alle mitiche lande esplorate da Gulliver o al set di un film di Alberto Sordi: idoli misteriosi, sciamani inquietanti, esotiche tradizioni e bislacche danze della pioggia.

Il nostro eroe, disperso in questa terra selvaggia e surreale, sarà costretto a fare i conti con le sue debolezze e con la vocina interiore che lo spinge ad esclamare “voglio, voglio”: sì, d’accordo, ma che cosa?Non aspettatevi però un epico percorso di formazione: l’essenza di questo romanzo, ce lo ricorda lo stesso Bellow, è comica. Quelle di Henderson sono prima di tutto delle farsesche disavventure: lui è più che altro una vittima degli eventi. Sin dall’inizio del libro, ci rendiamo conto che quest’uomo è destinato a cacciarsi nei guai:

Vedete, cominciavo a convincermi che quei pochi giorni a cuor leggero, su per l’altopiano assieme a Romilayu, avevano già provocato un grande mutamento in me. Ma a quanto pare non ero ancora pronto ad affrontare la società. È la società che mi mette a terra. Da solo posso anche essere buono, ma appena vado in mezzo alla gente, si scatena l’inferno.

 

 

Il ricco americano deve aver trascorso sin troppo tempo tra la gente, perché non ha combinato niente di buono: forse non è male come allevatore di maiali, ma di sicuro non è un granché né come marito né come padre. I suoi cinquanta e rotti anni di vita sono stati scanditi da scoppi di rabbia e da frustrazioni crescenti, sinché, un bel giorno, non ha deciso di partire alla ricerca di sé stesso.

Henderson vuole “espiare i suoi peccati”, così decide di aiutare una simpatica tribù minacciata dalla siccità: l’unica fonte d’acqua rimasta è ormai inservibile perché è stata impestata da un’orda di girini. Purtroppo, il nostro eroe è destinato a fare la figura del cretino:

Avevo desiderato tanto far qualcosa di buono per gli Arnewi, quando arrivando in mezzo ad essi, avevo visto la loro desolazione. Ed invece di compiere il bene, avevo sbattuto l’intero peso della mia volontà cieca e della mia ambizione su quei ranocchi.

Dopo l’esito disastroso della sua guerra contro le rane, l’americano scappa dal villaggio con la coda tra le gambe. Tutta la sua forza, tutta la sua determinazione sembrano non servire a nulla: pare destinato a commettere sempre gli stessi errori. Il suo viaggio potrebbe terminare qui, con questa epica disfatta, se non fosse per un re pazzo.

 

Henderson incontra Dahfu, il sovrano di un’altra tribù: un re un po’ matto, ma matto in senso buono. Dahfu ha studiato l’inglese in città e stava per diventare un medico, quando è stato richiamato al villaggio per succedere al trono. Quest’uomo intelligente ed eccentrico metterà alla prova l’americano e gli affiderà l’incarico di Sungo: la figura addetta ai rituali destinati a propiziare l’arrivo della pioggia. Il nostro eroe si ritroverà ben presto alle prese con intrighi di palazzo, discussioni filosofiche e con una schiera di leoni: le sue avventure tragicomiche prenderanno una piega più seria.

Questo romanzo ha un’indubbia vis comica e si legge tutto d’un fiato, però nella mente dei lettori si insinua un dubbio: stiamo pur sempre parlando di Saul Bellow, di un autore complesso e spesso frainteso, quindi è naturale domandarsi se dietro queste buffonate non si nascondano anche degli spunti di riflessione.

La parabola di Henderson potrebbe essere intesa come la storia di un uomo in lotta con la sua volontà: il nostro eroe vuole qualcosa, ma non è capace di tradurre in realtà le sue aspirazioni. Forse Bellow vuole spingere noi lettori a interrogarci sulla natura dei desideri umani e su quale possa essere lo scopo della nostra esistenza:

Ci vogliono far credere che noi desideriamo sempre illusioni, sempre illusioni. Ebbene, io non desidero illusioni, affatto. Dicono: pensa grandi cose. Be’, ma queste naturalmente son balle, un altro slogan d’affari. Ma la grandezza! Quella è completamente una cosa diversa. Oh, la grandezza! O Dio, Romilayu, io non intendo la grandezza enfia, gonfia, falsa. Non intendo l’orgoglio, oppure il darsi delle arie. Ma quando l’universo intero è entrato in noi, allora vuole uno scopo per la nostra esistenza. L’eterno è legato a noi, e vuole la sua parte. Ecco perché gli uomini non sopportano d’esser gente da poco.

Potrei continuare a scavare, potrei continuare a caricare la trama del Re della pioggia di simboli occulti (mi succede spesso con i romanzi di questo autore), però credo che sia il caso di fermarsi qui. Lascio a voi e ai commentatori che vi indicherò qui sotto l’onore dell’interpretazione: Bellow stesso, in un articolo, ha esortato i lettori a “non perdersi tutto il divertimento” della lettura arrovellandosi troppo sui suoi scritti. 

Per approfondire:

Un’analisi dettagliata ed arguta, da non perdere: Henderson the Rain King by Saul Bellow – Dreisnerbooks

On Bellow’s ‘Henderson the Rain King’ – NyBooks

Herzog e Ne muoiono più di crepacuore: le mie recensioni (sul vecchio blog)

7 pensieri su “Il re della pioggia

  1. Ultimamente ti vedo impegnata in letture molto intellettuali…. Saul Bellow richiede molta dedizione e pazienza, però, sì, il suo contributo è fondamentale. Mi è costato due mesi di studio quando ho preparato l’esame di Letteratura Anglo-Americana, perché il corso monografico era su “Herzog”…..
    Come sempre la tua lucidità e il tuo tocco ironico riescono a guidarci anche tra le vie più impervie…

    Piace a 1 persona

    1. Oh, mi sarebbe piaciuto un corso su “Herzog”, ma, allo stesso tempo, credo che mi avrebbe messa in difficoltà: ho l’impressione di essere più “intellettuale” ora rispetto ai tempi dell’università 😉 (colpa delle buone frequentazioni letterarie su Wp).
      In realtà l’accostamento è stato voluto: ultimamente mi diverto a scombinare un po’ l’ordine delle mie letture per cercare di proporre delle combinazioni inaspettate :).
      Buone letture!

      Piace a 1 persona

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