La quarta parete

la quarta parete sorj chalandon

Il teatro? “Un gigante che ferisce a morte tutto ciò che colpisce”. Ne La quarta parete di Sorj Chalandon (Keller editore, 2016) il palcoscenico diventa un luogo di resistenza, dove le parole si trasformano in armi di denuncia. Lo scrittore dialoga con il drammaturgo Jean Anouilh e porta la sua Antigone, ideata durante l’occupazione nazista della Francia, tra le macerie di un altro conflitto: la guerra civile libanese.

Il sipario si apre su un incontro decisivo: un uomo entra nella vita di un altro, cambiandola per sempre. Nel 1974, a Parigi, Georges, un giovane appassionato di teatro, incontra il regista greco Samuel Akounis, un esule ebreo che, attraverso la sua arte, si è opposto al regime di Papadopoulos. Georges, come Samuel, ha lottato in nome dei suoi ideali e ha difeso la libertà, però i due futuri amici sono uno l’opposto dell’altro:

Avevamo intuito di essere animali contrari. Lui l’allegria, io la tristezza. Lui il cuore a primavera, io la gola in autunno.
(…) ci dividevamo il mondo scherzando. A me l’ombra, a lui la luce.

Akounis è la luce del sole. Georges è l’oscurità della notte. Il regista rifiuta la violenza: il palcoscenico è il suo luogo di resistenza e le parole sono le sue uniche armi. Georges, invece, risponde alla crudeltà dei “ratti neri”, gli studenti fascisti, con altrettanta ferocia: sa che c’è una contraddizione di fondo nel difendere le proprie idee utilizzando gli stessi, violenti, metodi dei propri avversari, ma pensa che sia troppo tardi per fare marcia indietro.

sorbona parigi
Di Dieglop – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28413905

Nel giro di qualche tempo, gli ultimi fuochi del ’68 parigino si estinguono. Georges porta ancora dentro di sé la sua rabbia e il suo furore, ma, grazie a Samuel, inizia a capire che esiste un altro modo per portare avanti la lotta. Il teatro diventa un’alternativa alla spranga di ferro:

Facevo risuonare l’emozione altrove che sulle scene previste. Introducevo le risate, i brividi di contrabbando tra muri senza gioia. Nella mia scuola, per cominciare. Ma anche negli ospedali, nelle case di riposo, nei domicili degli immigrati. Ero stanco del teatro militante, recitato in un angolo del marciapiede di fronte a dieci tristi compagni. Non volevo più il presente, messo in scena per rispondere ai suoi pugni. Né la bandiera americana da bruciare o quella rossa agitata al vento. Volevo qualcosa di complesso, un’intelligenza tra il grigio chiaro e il grigio scuro.

Nel 1982 i due amici si rincontrano. Georges è diventato adulto: si è sposato ed è diventato padre, ma il suo cuore è ancora inquieto. Samuel, da tempo malato, lo convoca al suo capezzale per affidargli una missione: salvare la sua Antigone.

Il regista greco vuole portare in scena l’opera di Anouilh in una città lacerata da una guerra civile: Beirut. Akounis sogna di far tacere l’eco delle armi per consacrare una manciata d’ore alla pace, all’arte: i falangisti, cristiani maroniti, i palestinesi, gli sciiti e i drusi si incontreranno sul palcoscenico, superando le loro differenze. La luce di Antigone squarcerà ancora una volta le tenebre della barbarie.

antigone polinice

Samuel è riuscito a radunare un cast composto da esponenti delle diverse fazioni in lotta, ma la malattia gli ha impedito di portare a compimento la sua utopia: lo spettacolo potrà andare in scena solo se Georges lo sostituirà nel ruolo di regista e interpreterà il Coro. Il giovane parigino accetta una missione apparentemente disperata, senza immaginare che quell’esperienza cambierà per sempre la sua vita: la tragedia teatrale è “pulita”, perché le parti sono già stata assegnate e si conosce il fato dei personaggi, invece il dramma della guerra è immondo e imprevedibile.

Una volta arrivato in Libano, Georges si appresta a recitare la parte del Coro:

Voi parlate agli personaggi mentre io mi rivolgo al pubblico. Sono l’unico a rompere la quarta parete. L’unico ad accettare la finzione del mio ruolo. L’unico a spezzare l’illusione. Lo spettatore mi vede, l’attore m’ignora. Sono sul palco, ma al margine.

Per un attimo, sembra che i rami nemici della stessa pianta, il cedro, possano tornare a raggrupparsi, a riunirsi nel cerchio magico del palcoscenico. Un istante di grazia. Poi la violenza esplode, distruggendo ogni illusione scenica, ogni barlume di speranza. Georges diventa un Testimone: si sente uno spettatore inutile, preso nel vortice della ferocia.

Il giovane sarà costretto a ricoprire più di un ruolo, persino quello del tiranno Creonte. Come il Coro si rivolgerà a noi, al pubblico, mostrandoci le sue mani impolverate e sporche di sangue e denunciando l’assurdità del conflitto. Il regista sarà chiamato ad interpretare anche la parte di Antigone, di un’eroina che, per certi versi, gli assomiglia. Anche lui, come la piccola magranon potrà distogliere lo sguardo dall’orrore e non riuscirà più a fingere di essere felice:

CRN– (…) la vita è un libro che si ama, è un bambino che gioca ai tuoi piedi, un arnese che si tiene bene in mano, una panchina per riposarsi la sera davanti casa. Mi disprezzerai ancora, ma scoprire questo, vedrai, è la consolazione derisoria di invecchiare, la vita, non è forse comunque che la felicità.
ANT – La felicità…
CR – Una parola misera, eh?
ANT – quale sarà, la mia felicità? Che donna felice diventerà la piccola Antigone? Quali miserie bisognerà che compia anche lei, giorno per giorno, per strappare coi suoi denti il suo piccolo brandello di felicità? Ditemi, a chi dovrà mentire, a chi sorridere, a chi vendersi? Chi dovrà lasciare morire voltando lo sguardo? (Antigone, Anouilh)

guerra civile libanese
Di James Case from Philadelphia, Mississippi, U.S.A. – Peace, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4657775

Alla fine del romanzo, quando la quarta parete sarà andata in frantumi, Georges si ritroverà ad essere semplicemente sé stessoSorj Chalandon assumerà il ruolo del Coro e abbraccerà Anouilh. Alla fine della rappresentazione, non ci sarà nessuna catarsi, perché il sangue versato è reale e potrà venire lavato via solo dall’onta della dimenticanza.

Sorj Chalandon colpisce al cuore il suo pubblico, noi lettori: le sue frasi secche, essenziali come il copione di Anouilh, catturano la cruda realtà della guerra. Lo scrittore ha attinto alla sua esperienza di reporter per dare vita a un romanzo duro, capace di restituire l’insensato orrore del conflitto: durante la lettura, si avverte l’odore del sangue e, complice la decisione di preferire l’imperfetto e il passato prossimo al passato remoto, si ha l’impressione che quel sangue sia ancora fresco.

Al termine del libro, il lettore sente il bisogno di riflettere su Antigone e sul palcoscenico come luogo di resistenza. Ognuno dei personaggi cerca di appropriarsi della piccola magra, di deformare la sua storia in base alle sue convinzioni: chi è lei per noi? Cosa rappresenta? Forse, semplicemente, una piccola luce che illumina le tenebre della barbarie.

Per approfondire:

La recensione, targata Il mestiere di leggere, che mi ha spinta a leggere questo libro (grazie di cuore Pina!)

La quarta parete, ritornare umani – Minima&moralia 

La recensione della Libreria Marco Polo

Il copione dell’Antigone di Anouilh

3 pensieri su “La quarta parete

  1. Ancora non ho “osato” leggere questo autore. Ci arriverò
    Bella, la tua recensione e il dialogo, con cui leghi il libro ad altre letture, alla bella recensione di Pina, intrecciando voci e pagine.
    Quando leggerò questo libro (accadrà) ne ricaverò un lettura arricchita.

    Piace a 2 people

  2. Bella e profonda la tua lettura di questo libro che ha arricchito entrambe. Non ci resta che aspettare la lettura di Ivana; mi incuriosisce sentirlo dalle sue parole, dalla sua sconfinata esperienza di lettrice.
    I nostri blog, in fondo, servono proprio a questo: fare circolare le opinioni, le idee, le esperienze. E i libri sono delle ottime rampe di lancio!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.